Friday, 13 August 2010I motori di ricerca…o Google?

La parola “SEO friendly” ormai è abusata. Quando qualche agenzia vuole vendere un progetto di e-commerce racconta sempre che è tutto “SEO friendly”, che piacerà ai motori di ricerca, che le pagine verranno tutte indicizzate e che…

Già, ma ha senso parlare di “motori” di ricerca? Si parla al plurale ma in Italia, il predominio, è tutto di Google. E così nel resto del mondo anche se con significative differenze.

All’inizio dell’anno Greenlight ha pubblicato questa infografica sulla quale vale la pena meditare.
(Clicca sull’immagine per ingrandirla)

motori-di-ricerca-tn

adwords_certified_partner Lavorare a performance, con i comparatori, ci ha portato, già da anni, a sfruttura anche tutti gli altri mezzi possibili che il mercato ci offre.
Tra cui Google Adwords.
Dal 31 Marzo 2010 siamo partner certificati (la nostra agenzia ha superato il nuovo esame da poco introdotto da Google) e siamo felici di continuare a fornire al meglio anche questo servizio ai nostri migliori clienti shopping e non solo.

P.S.
Ad oggi, in Italia, solo 136 persone hanno superato il test chiamato “Google AdWords Qualified – Search Advertising” e buona parte sono dipendenti Google… :-)

velocitaI motori di ricerca, ma che dico i motori di ricerca, Google ama la velocità. Ama quei siti che si caricano velocemente. Tanto quanto gli utenti: se il sito non si visualizza in 3 secondi c’è il rischio che se ne vadano.

E per te che vendi online direi che è un fattore fondamentale: sia per fornire agli utenti una esperienza d’acquisto o di navigazione ottimale sia per aumentare le possibilità che le tue pagine vengano indicizzate dai motori e comparire così nelle sognate prime posizioni di ricerca rispetto a determinate query.

2 sono gli aspetti su cui dovrai lavorare:

  1. Sull’infrastruttura tecnologica: banalmente se hai il sito su un server condiviso su Aruba, probabilmente non reggerà il traffico più di tanto. Se vuoi rispondere velocemente alle richieste (intese come pagine) degli utenti, probabilmente dovrai “migrare” su un bel server proprietario e prestare attenzione sia alla macchina che ti daranno sia alla banda che ti garantiranno.
  2. Sul codice del sito. Puliscilo ben bene, elimina tutte le righe di php o altro che non servono. Tutte le richieste http, comprimi tutto con gzip, sposta i javascript in fondo alla pagina. Usa il minify.

Ho parlato arabo? Può essere. Se sei il proprietario di uno shop e dunque un imprenditore non è detto che tu debba saper programmare. Lo deve fare chi ha in gestione, tecnicamente, il tuo sito.

Ma… e come fai a controllare se il tuo sito è veloce o meno? Questo è il punto.
Online ci sono diversi tool gratuiti che danno tutti, mediamente, risposte diverse. E non c’è quindi da stare tranquilli.
Vero è però che si può fare una media dei risultati che si ottengono e, comunque, da qualche parte, bisogna iniziare.

Ti suggerisco questi quattro:

Nota: nessuno dei tool gratuiti segnalati sopra misura la velocità di caricamento dell’intero sito ma solo delle pagine sottoposte (quindi magari fai un test oltre che con l’home page anche con qualche pagina interna)

Dulcis in fundo, ti lascio anche questa url: http://ismyblogworking.com/
Inserendo il tuo sito otterrai numerosi dettagli tecnici davvero interessanti.

Che la velocità sia con te.

    chatMolti siti di commercio elettronico hanno dei “bottoni” che invitano i potenziali clienti a mettersi in contatto con loro in caso di domande. Ottimo.

    Alcuni usano Skype, altri delle Chat Live. Stupendo.

    Oggi voglio, o meglio, volevo, fare un acquisto da un noto sito di e-commerce.
    Ho delle perplessità su un particolare e clicco sul bottone bello in vista che recita: LIVE HELP, sono disponibile!

    Si apre una finestrella in pop-up e attendo che mi risponda un operatore.

    Attendo.

    Attendo.

    Attendo.

    Nel frattempo mi continuano a ricordare che:

    Per favore attenda la risposta di un operatore.
    Tutti gli operatori stanno momentaneamente assistendo altri. Grazie per la pazienza. Un operatore sarà presto disponibile per lei.

    Attendo.

    Attendo.

    Comincio a fare altro perchè non posso rimanere come uno scemo davanti al pc.

    Dopo 40 minuti mi risponde un operatore e me ne accorgo, per fortuna, un attimo dopo questa sua frase:

    Non abbiamo ricevuto ulteriori comunicazioni da lei. Desidera proseguire con la sessione di chat?

    Sì, sì, sì! Fermo lì!

    L’operatore, gentilissimo, risponde alla mia domanda e ci salutiamo cordialmente.

    Mi chiedo: in quanti avrebbero aspettato 40 minuti? Quanti utenti “normali” avrebbero atteso così tanto?

    Tempo fa un cliente mi raccontò che avevano sospeso il loro servizio via Chat perchè era davvero oneroso. Lo offrivano 7 giorni su sette e avevano delle persone dedicate proprio per ovviare a lunghi tempi di attesa.

    Andrebbe fatto così. Altrimenti meglio lasciar perdere.
    Perchè mi scontenti, perchè mi arrabbio, perchè sono stressato e mi stai deludendo.

    Se hai un sito di commercio elettronico, ricorda che il tempo di risposta è fondamentale.
    E’ vero che in Italia il mercato non è ancora così competitivo ma… se TU non mi rispondi, io comprerò da LUI.

    Thursday, 13 May 2010Video-istruiamoci

    A S.Francisco, fra una settimana (il 19 e 20 maggio), si terrà la consueta conferenza di Google dedicata agli sviluppatori (ma non solo).
    Inutile dire che i posti sono già esauriti da tempo.

    Quasi tutti gli eventi di questo tipo vengono normalmente registrati su un video. E quasi sempre poi lo si può trovare su Youtube. E…c’è sempre molto da imparare.

    Questo, ad esempio, è quello dello scorso anno. Ti consiglio di metterti comodo (molto comodo) e far partire il video.
    Matt Cutts ti racconterà molte best practice e risponderà alle domande del pubblico.
    Nulla di veramente nuovo ma… male non può fare.

    Oggi, in pausa pranzo, sono andato da Darty per comprare, soldi alla mano, un televisore LCD da 32” per la mia nonnina di 96 anni. Con l’avvento del digitale terrestre, non riuscendo lei a gestire bene il decoder, preferisco che usi un televisore che l’abbia già incorporato. E così facciamo girare anche l’economia :-)

    Entro nel negozio e vado fiducioso verso un modello LG che avevo già addocchiato.
    “Mi dà questo?” – chiedo al commesso
    “Ehm…vuole proprio questo?”
    “Sì”
    “Purtroppo è l’ultimo rimasto dovrei darle questo in esposizione. Oppure, per 10€ in più prende quest’altro modello che è anche meglio”

    Hey, ragazzino, ci stai provando? Mi vuoi fregare? Vabbè, no problem, investiamo queste 10€ in più.

    “Okay, prendo questo”

    Poi chiedo informazioni sulla consegna: “Me lo portate gratuitamente a casa?”
    “Eh, no! C’è il contributo di 29€”
    “Come?”
    “Sì per la spedizione e l’installazione”
    “Ma se online lo offrite gratis!”

    spedizione-gratuita
    “Ma dove lo ha visto – continua il commesso – su Ebay?”
    Ma che cavolo stai dicendo figlio digitale mio… “Ma no, sul Vostro sito ufficiale, avete uno shopping online sa?”

    Ah, guardi, comunque sia, io di certo non glielo porto a casa…”

    Quando mi ha risposto così mi sono chiesto: “Ma vendete così tanti televisori al giorno? Almeno 10 all’ora?”
    Anni fa un qualunque commerciante con un filo di esperienza (evidentemente non il giovanotto con cui ho parlato) mi avrebbe detto: “Va bene, facciamo così… il trasporto glielo facciamo gratis, ok?”
    Così avrebbe avuto un cliente soddisfatto.
    Oggi invece si ritrovano un cliente 2.0 che ne ha già parlato su Twitter e ne sta scrivendo un post.
    Peccato perchè io quel televisore l’avrei pagato in contanti e subito. Invece me ne sono andato.

    Ora, dovrei comprarlo dal loro sito online?

    televisore
    Mmm, non è che mi stiano simpaticissimi in questo momento… (sebbene il loro ecommerce non faccia una piega e sia mille volte meglio del punto vendita ed abbia, appena testato, un call center puntuale e affidabile).

    Mi sa che l’ecommerce vi farà le scarpe signori miei…

    Friday, 23 April 2010Analytics NON conta i click

    analytics

    Google Analytics è un validissimo strumento di analisi dei dati. Ed è, ad oggi, completamente gratuito.
    Il che lo ha reso chiaramente molto popolare e diffuso.
    In pochissimi ne sanno sfruttare al massimo le potenzialità ma questo è un altro discorso.

    Quello che è importante sottolineare è che: NON SI POSSONO CONFRONTARE I DATI FORNITI DA UN COMPARATORE DI PREZZO (che tipicamente conta i click) CON I DATI RELATIVE ALLE VISITE FORNITI DA ANALYTICS.

    In soldoni: non si può dire: “Eh, ma voi mi avete conteggiato 1000 click, io su analytics ne vedo 800″.*

    I comparatori conteggiano I CLICK, analytics LE VISITE.
    E sono due metriche diverse.
    Se, ad esempio, uno stesso utente cliccasse su due prodotti diversi, Pangora conteggia 2 click mentre analytics 1 visita.
    Sono dati quindi non confrontabili tra loro (anche se chiaramente un nesso esiste).

     

    *Ricordo che fondamentale, perchè google analytics veda le visite di pangora, aggiungere (o chiederci di farlo) un tracking del tipo ” ?utm_source=pangora&utm_medium=cpc&utm_campaign=buycentral ” per ogni link presente nel database.

    Monday, 19 April 2010La Apple e la nube vulcanica

    apple-storeGiovedì 15 Aprile 2010 ordino, sul sito della Apple, il mio nuovo iPhone 3Gs.
    La Apple è velocissima e, il giorno stesso, una mail mi conferma l’acquisto avvisandomi che:

    ” Consegna stimata: 16 Apr, 2010 – 20 Apr, 2010 ”

    Okay, mi sembra giusto, arriva dai magazzini dell’Olanda e qualche giorno ce lo dovrà pur mettere.

    Qualche ora più tardi però mi arriva un’altra email:

    ” La consegna presso l’indirizzo da Lei specificato e’ prevista entro e non oltre il 16.04.2010. Segua lo stato della Sua spedizione…”

    WOW!!! Il mio iPhone arriverà in meno di 24 ore!! Perbacco!

    Passo quindi la giornata successiva aspettando che il corriere bussi alla mia porta. E, purtroppo, non succede.

    Ci rimango male anche se… ma non c’è mica il problema della nube vulcanica? Non è che il mio iPhone è rimasto “a terra” al quartier generale?

    Non faccio a tempo a finire le mie elucubrazioni che arriva un’altra email:

    “Siamo lieti di informarLa che il Suo ordine e’ in transito, tuttavia stiamo avendo dei ritardi inaspettati per quanto riguarda la consegna dell’ordine.
    Tali ritardi sono dovuti a problemi di traffico aereo in Europa.
    La Sua soddisfazione è per noi molto importante e ci scusiamo per gli eventuali disagi.
    Per informazioni piú aggiornate sul Suo ordine, La preghiamo di visitare il nostro sito web alla voce Stato dell’Ordine. ”

    Se clicco su “Stato dell’Ordine”, seguo la mia spedizione e vengo informato che:

    “Stato attuale della consegna:  In transito verso il cliente – Spedizione conforme ai tempi previsti    19 Apr 2010 ”

    Bravi.
    Così si fa.

    Così si fa un buon customer care.
    Chi ordina online ha bisogno di essere tranquillizzato, sapere che il suo ordine è stato preso in carico ed essere a conoscenza di tutte le eventuali criticità.
    E non tutti gli operatori di e-commerce lo fanno. E sbagliano perchè è una delle strade migliori per fidelizzare un cliente. Strutturare un servizio di mailing automatico (i più “avanti” hanno anche un servizio sms) è uno dei passi fondamentali.

    Ora però, scusatemi, vado fuori dalla porta ad aspettare il corriere…

    Venerdì Pangora parlerà di e-commerce e di web-marketing al Master in Comunicazione, Marketing Digitale e Pubblicità Interattiva che lo IAB ha promosso insieme all’Università Cattolica di Milano.

    Ricordo i nostri primi interventi in master e università nel 2004. Dai tempi in cui erano molto poche le mani alzate alla domanda iniziale “Quanti di voi hanno comprato online?” è passata molta acqua sotto i ponti ed è sempre più una lezione di maieutica e di lessico.

    Di maieutica perchè fare web marketing e fare e-commerce è soprattutto usare buon senso o, meglio, porsi dal lato del consumatore quando si affrontano gli aspetti legati al sito e gestire con oculatezza i propri investimenti online esterni al sito. Aspetti questi che gli studenti di un master hanno già in sè: si tratta solo di condividerli insieme.

    E sicuramente di lessico visto che i marketers della Rete hanno la simpatica abitudine di lavorare un gergo iniziatico tutto loro e questo va chiarito agli studenti così come ai clienti ed ai giornalisti.

    Insomma: una nuova bella occasione per raccontare del nostro mondo e per imparare, noi stessi, tante cose in più.

    E’ una battaglia dura, durissima.

    Eppure il concetto mi sembra così semplice: vuoi sapere come stai spendendo i tuoi soldi?

    Chi è lo stolto che risponderebbe di no?

    Eppure, ciclicamente, nonostante siano anni che cerchiamo di fare education, direttamente e indirettamente…la web analytics sembra ancora appannaggio di pochi shop lungimiranti.

    Mail di qualche giorno fa:

    “…continuo a vedere aumentare i click senza nessun beneficio per il mio sito, a differenza di Trovaprezzi. Facendo un controllo alle statistiche c’è enorme differenza tra i click registrati dal mio programma e quelli sul sito Pangora.
    Ad esempio il giorno 17 avete registrato ben 277 click ma da dove e come?”

    Partiamo dalle basi. Come misuri i tuoi dati?

    Guardando al codice delle pagine del cliente non vedo traccia di javascript o dell’invalso google analytics.
    Allora decido di giocare “sporco” e chiamo la società dalla quale il cliente ha “comperato chiavi in mano” il sito per fare ecommerce.
    Chiedo che statistiche offrono agli utenti fingendomi un acquirente.
    L’operatrice, telefonicamente, non mi sa rispondere…ho fatto una domanda “troppo tecnica”. Andiamo bene.
    Lascio la mia mail per ricevere una riposta.

    E la ricevo.
    Un loro tecnico mi dà accesso al loro “sistema avanzato” di statistiche. Si tratta di Awstat :-(
    Intendiamoci, Awstat potrebbe essere anche un buon logfile analyzer ma…andrebbe configurato correttamente.
    Invece, quasi sempre, si presenta così:

    awstat

    Erano anni che non mi imbattevo in Awstat. La prima volta che l’ho visto…7/8 anni fa. E da allora è rimasto uguale.
    Per altro, quella del cliente che mi ha scritto la mail, è la versione 6.7 che appartiene al 2007…ne abbiamo fatti di passi da allora!!

    Awstat è davvero un buon sistema primitivo di web analytics. Dà poche informazioni, quelli essenziali ma non permette di tracciare, ad esempio, delle campagne.
    E, chi fa ecommerce, come può farne a meno?
    Come può uno shop che lavora con Trovaprezzi, Kelkoo, Ciao, Google e Pangora, non sapere chi gli sta portando quali vendite?

    Ho fatto dei test con Awstat: non legge i click provenienti da Pangora.
    Per via del doppio redirect che facciamo quando un utente clicca su una offerta, ad esempio su Buycentral.it, il referral viene perso (ameno che il link non sia opportunamente tracciato).

    Quindi, se ci fossero clienti in ascolto che utilizzano Awstat…sappiate che se guardate in Provenienza>Siti…non ci troverete mai.
    Come fare?
    Utilizzate un software professionale o il google analytics del caso che fa il suo ottimo lavoro ed è free. Fatelo…


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