Ho riflettuto nel weekend sulla notizia apparsa sul Corsera della scorsa settimana: ci è voluto qualche giorno per riprendermi da una virata apparentemente così forte da parte della Commissione Europea che fino ad oggi ha comunque dimostrato attenzione e saggezza nel parlare di e-commerce.

L’obbligo per gli shop di appoggiarsi a un esercizio fisico riesco a spiegarmelo solo così, se sarà confermato:

- una cautela nei confronti dei consumatori più formale che sostanziale, ma sicuramente una svolta facilmente comunicabile: la ricerca del consenso è sempre al primo posto per un organo in cerca di nuovo accreditamento;

- un supporto alle grosse catene distributive a discapito delle dotcom. Ma dove è finito il precedente conclamato supporto alle transazioni transfrontaliere;

- una sostanziale sottovalutazione di quello che, a nostro avviso, dovrebbe invece essere: un canale distributivo complementare per le PMI nel quadro di una normativa chiara e capace di farsi rispettare.

Forse è qui il punto. Finchè non sapremo vincere la sfida della comunicazione a sostegno dell’e-commerce che funziona, presteremo il fianco a prese di posizione così lontane dalla verità.