Il consorzio del commercio elettronico italiano Netcomm organizza con Trovaprezzi e Pangora un incontro a Milano il 3 marzo per parlare delle potenzialità offerte ai merchant dai comparatori di prezzo.

17 febbraio 2010 – La visibilità su internet è sempre più una leva strategica per un business di successo. E’ questo il fondamento dell’incontro organizzato a Milano il 3 marzo da Netcomm sul tema “Come investire meglio nei comparatori di prezzo“.

Protagonisti dell’incontro saranno due realtà leader nel settore del commercio elettronico, Trovaprezzi (Gruppo 7Pixel) e Pangora: due società concorrenti che hanno deciso di unire le forze con l’obiettivo di contribuire a un ulteriore sviluppo e dare un respiro più ampio ad un settore già in forte espansione come il commercio elettronico.

I dati relativi al 2009 lo confermano: in un momento difficile dal punto di vista economico, il commercio elettronico continua a crescere. L’incontro vuole essere quindi un’occasione di confronto con i merchant per permettere loro di utilizzare al meglio i comparatori di prezzo. Se utilizzati nel modo corretto, i comparatori di prezzo possono avere infatti un forte impatto sulle vendite. E’ questo il messaggio chiave che Netcomm con Trovaprezzi e Pangora rivolge al target dei rivenditori online. Si parlerà dell’evoluzione dei comparatori, del loro funzionamento e di come utilizzarli per ottenere il massimo dei benefici in termini di visibilità.

All’introduzione di Roberto Liscia e Giulio Finzi, rispettivamente presidente e segretario generale del Consorzio Netcomm, seguiranno gli interventi di Paolo Cereda e Paolo Morandi per Trovaprezzi e di Andrea Boscaro e Riccardo Porta di Pangora. Ci sarà inoltre una testimonianza di Giorgio Brojanigo, direttore marketing del noto shop Bow.it.

“L’e-commerce è un’opportunità di crescita per molti merchant che ancora non ne conoscono in maniera completa tutte le possibilità. Ci interfacciamo ogni giorno con loro e da questo confronto è emersa l’esigenza di offrire un utile momento per parlare in modo concreto di come utilizzare il canale online per rilanciare o consolidare la loro attività”, dice Paolo Cereda, business development & marketing director del gruppo 7Pixel, di cui Trovaprezzi fa parte.

Andrea Boscaro, managing director di Pangora Italia, afferma: “Il ruolo dei comparatori di prezzo online è sempre più rilevante per il successo di un’azienda in termini di immagine e di business. Questo perché i comparatori si sono evoluti in modo tale che oggi sono un vero e proprio servizio all’utente finale. Offrono una serie di informazioni per consentire un acquisto consapevole e sicuro”.

Per informazioni e per l’iscrizione del seminario si prega di contattare la segreteria (segreteria@consorzionetcomm.it) del Consorzio Netcomm.

Parola d’ordine: coinvolgere. La comunicazione aziendale del futuro dovrà essere sempre più interattiva e multicanale, con un occhio di riguardo ai nuovi media. Sono questi i risultati della recente ricerca promossa da Adobe Systems e realizzata dall’Università Bocconi, che rileva come già il 70% del campione di aziende prese in esame investa nei nuovi media.

Dunque occorre una comunicazione che abbia come obiettivo creare community e a rendere partecipe l’utente, nell’ottica di raggiungere obiettivi di mercato ed economici. Usare i nuovi media soltanto per rafforzare la brand identity non serve; occorre, invece, adottare un approccio interattivo e sfruttare le potenzialità del viral marketing.

Secondo la ricerca, fra tutti i contenuti che un’azienda può mettere online, quello più efficace sembra essere il video, ma ogni impresa deve essere capace di trovare un proprio modello, una strategia personalizzata che permetta di creare un vero dialogo con l’utente.

Insomma, altro che perdita di tempo: i nuovi media stanno diventando sempre più importanti nei piani di comunicazione aziendali. Se prima la domanda da porsi era andare online o no, ora bisogna passare al livello successivo: esserci, ma soprattutto saper cogliere i rapidi cambiamenti del sempre più partecipato universo dei social media. Siete pronti? :-)

Wednesday, 10 February 2010Gesù e la “sua” rete social

(clicca per ingrandire)

gesu-social

C’era una volta il riciclo del regalo indesiderato. Con attenzione e magari a distanza di anni, si cercava di rifilare un dono poco apprezzato a qualcuno che ne potesse meglio capire il valore. Un’operazione densa di incertezze e pericoli: poteva infatti bastare una conversazione casuale, una conoscenza parallela, a smascherare il malcapitato “riciclatore”.

Ora, grazie alle transazioni online, è finalmente possibile sbarazzarsi a cuor leggero di pensieri poco graditi. Un’opportunità che molti internauti si sono affrettati a cogliere, tant’ è che il periodo dopo Natale ha visto un vero e proprio boom di vendite da parte di privati. All’epoca ne avevamo scritto su Decido e ora torniamo a farlo.

Sì, perché l’ultima notizia è che anche i regali degli ex si vendono online! Una recente ricerca di TNS , infatti, rivela che ben 19 milioni di italiani, soprattutto nella fascia di età più giovane, si dichiara propenso a rivendere i regali di un ex…ecco la vera novità di San Valentino! Alla faccia del romanticismo :-)

Ho riflettuto nel weekend sulla notizia apparsa sul Corsera della scorsa settimana: ci è voluto qualche giorno per riprendermi da una virata apparentemente così forte da parte della Commissione Europea che fino ad oggi ha comunque dimostrato attenzione e saggezza nel parlare di e-commerce.

L’obbligo per gli shop di appoggiarsi a un esercizio fisico riesco a spiegarmelo solo così, se sarà confermato:

- una cautela nei confronti dei consumatori più formale che sostanziale, ma sicuramente una svolta facilmente comunicabile: la ricerca del consenso è sempre al primo posto per un organo in cerca di nuovo accreditamento;

- un supporto alle grosse catene distributive a discapito delle dotcom. Ma dove è finito il precedente conclamato supporto alle transazioni transfrontaliere;

- una sostanziale sottovalutazione di quello che, a nostro avviso, dovrebbe invece essere: un canale distributivo complementare per le PMI nel quadro di una normativa chiara e capace di farsi rispettare.

Forse è qui il punto. Finchè non sapremo vincere la sfida della comunicazione a sostegno dell’e-commerce che funziona, presteremo il fianco a prese di posizione così lontane dalla verità.

Ho avuto ieri sera il piacere di partecipare alla giuria che ha consegnato i molti premi del Marketing Award di Edilportale.com ad aziende ed agenzie del mondo dell’edilizia e dell’architettura.

E’ un premio che da anni accompagna la fiera del MadeExpo che si tiene proprio in questi giorni qui a Milano.

Al di là della gradevolezza della serata, ho notato con piacere quanto il Web sia stato centrale nel media mix di queste aziende che sempre più hanno bisogno di comunicare con il consumatore finale che ricerca il brand e lo richiede al suo architetto o al suo progettista.

Stiamo assistendo a una rivoluzione nel mondo b2b di cui il Web è il protagonista.

Per chi volesse scoprire nomination e vincitori, il sito da consultare è Edilportale.com.

Di fronte ai dati del commercio elettronico italiano del 2009, molti marketer hanno sorriso soddisfatti di aver intrapreso, forse anche in tempi recenti, questa strada. Molti altri invece si sono trovati a dover rivedere gli ostacoli che finora li hanno fatti propendere per una posizione attendista o, peggio, ostile.

La ricerca del Politecnico per il 2009 dipinge infatti un mercato che non solo regge di fatto alla crisi, ma mostra segni di svolta particolarmente significativi: 5,8 miliardi di euro di vendite generate online dalle aziende italiane (+1% rispetto al 2008) sono infatti un dato rilevante soprattutto a fronte di cali importanti per le stesse merceologie offline.

A dispetto di una logistica che rimane inefficiente per costi e tempi di consegna costituendo un ostacolo allo sviluppo dell’intero settore, l’e-commerce di prodotto, tradizionalmente secondo nel nostro Paese ai servizi online, aumenta nel numero degli ordini (+19% rispetto al 2008), tiene sul fronte dello scontrino medio (-1%) e presenta punte di crescita soprattutto nell’elettronica di consumo (+7% al 10% del totale) ed ancor più nel’abbigliamento (+42% al 6%): quest’ultimo ambito in particolare falsifica ancora una volta i limiti troppo spesso attribuiti all’esperienza di acquisto sulla Rete e premia l’approccio multicanale delle grandi marche e il successo di modelli nativi sul Web.

L’abbigliamento si dimostra peraltro vincente anche in una logica di internazionalizzazione, generando il 52% del proprio fatturato all’estero, a fronte del semplice 21% sviluppato dal turismo evidentemente ancora troppo dominato da grossi player internazionali che fanno del nostro Paese un mercato prevalentemente di sbocco.

Secondo una ricerca Eurisko circa 2 milioni di italiani si dichiarano a questo punto pronti ad affiancarsi a quei 6 milioni che già acquistano online e la loro decisione sarà influenzata dalla notorietà del marchio (ed i brand della moda hanno quest’anno compiuto decisivi passi avanti nell’iniziare le loro attività di e-commerce), dalla usabilità del sito e soprattutto dalla sinergie con la distribuzione fisica: gli esempi di interazione con le agenzie di Alpitour e con gli store di Unieuro e Darty sono ormai casi di successo da imitare.

Gli shopping club (Buyvip, Saldiprivati, Born4shop) infine hanno saputo far leva sul fenomeno dell’outlet offline e su un’accurata strategia di e-mail marketing per sviluppare un modello di business che incrocia l’acquisto di impulso e la “vendita privata”.

Questi e altri dati dimostrano ormai senza ombra di dubbio che il tempo dell’e-commerce è ormai questo: ai marketer la sfida di sfruttarlo posizionando adeguatamente la propria azienda nella catena del valore del proprio mercato di riferimento.

Andrea Boscaro
Decido.it


© 2007 Pangora Blog