Tuesday, 29 December 2009Quando Facebook aprirà agli editori

facebookIl business model dell’editoria online è basato in prevalenza sulla vendita di spazi pubblicitari con ogni logica (cpm, cpc, affiliation program).

L’obiettivo è dunque far compiere più azioni possibili agli utenti (pagine viste, click, acquisti) per remunerare lo sforzo editoriale.

Fin qui nulla di nuovo, giusto?

Tante aziende stanno promuovendo la propria immagine anche su Facebook.
E fanno benissimo visto che gli utenti stanno spendendo sempre più tempo sopra questo social media.

Il problema è che… come fa a “guadagnare” un editore se gli utenti, pur parlando di lui, stanno su Facebook e non sul suo sito?
Chi li vede più, ad esempio, i banner venduti magari a 10 – 20€ cpm?

Ecco allora cosa mi aspetto: in un futuro non molto lontano i signori di Facebook apriranno i loro adserver anche a utenti “premium” esterni. Il che vuol dire che se la Repubblica o il Corriere avranno delle proprie fan page su Facebook, potranno caricare, all’interno di spazi definiti, le stesse creatività che girano sul proprio sito. Magari condividendo con Facebook le entrate.

Sto dicendo baggianate? Per chi sostiene che il banner sia morto forse sì ma secondo me il discorso, in generale, ha un suo senso…

Ai posteri l’ardua sentenza :-)

Wednesday, 23 December 2009Quelli che non convertono…

Per chi fa questo mestiere la parola “conversione” è il pane quotidiano. Giustamente chi vende online ricorre le conversioni, giorno dopo giorno, cercando sempre di aumentarle.

Purtroppo però ci sono ancora tanti shop che non valorizzano al meglio il lavoro di noi comparatori o di altre attività di webmarketing.

Un esempio pratico.

La mail di ieri di un cliente che ha cancellato il contratto:

“Salve,
malgrado il codice per il tracciamento e i nostri congiunti sforzi la situazione con il vostro motore di comparazione prezzi non migliora.

Le chiedo quindi di togliere XYZ  dal vostro comparatore, a meno che non le vengano in mente altre strade da percorrere.

Cordiali Saluti”

Vado a vedermi, per curiosità, il tracciamento nei suoi link e scopro che è fatto così:

http://www.xyz-blablabla.it/coperchio-hotpoint-ariston.html?utm_source=trovaprezzi&utm_medium=cpc&utm_campaign=trovaprezzi

AAAAAARGH!!!

Cosa? Come?

Andiamo con calma. Il cliente in questione utilizza il tracciamento gratuito di google analytics per valutare le nostre performance. Perfetto.

Peccato però che nel tracciamento, come nome e sorgente campagna, io veda “TROVAPREZZI” (che mi stanno anche simpatici ma…sono un nostro competitor!)

Lo credo bene che il cliente mi dica che Pangora non coverte. Ha dato lo stesso database con gli stessi tracciamenti a più comparatori di prezzo!

Beh, diciamo che almeno ha messo un tracciamento, cosa che fanno ancora in pochi. Accontentiamoci di questo :-)

Wednesday, 23 December 2009Riconquistate i vostri utenti

Essere su facebook fa figo. Si lanciano pagine fan, concorsi, applicazioni di ogni genere e giochi.
Dialogare con i clienti via Twitter non è affatto fantascienza e aiuta le vendite.
Promuovere un prodotto su Youtube? Perchè no?

Belle tutte queste iniziative che coinvolgono i social media eh?

Già, ma le aziende si sono accorte che i loro siti aziendali hanno perso traffico?

Guardando questo grafico c’è poco da essere felici:

grafico postarank
Cosa rappresenta?
Ci dice (fonte: Postrank) che gli utenti non parlano più dell’azienda sul relativo sito ma conversano con e di lei in altri ambienti.
Se vogliamo la somma del tempo speso sul sito e sui social media per parlare con e dell’azienda è persino aumentato.

Tutto questo è però un fenomeno troppo pericoloso da controllare?

Un pochino, ma non ci si puo’ sottrarre.

Barricarsi e sabotare il pc dell’amministratore delegato in modo che non si accorga di quello che succede in rete non è una soluzione definitiva.

Gli utenti vanno ingaggiati, bisogna aprire un dialogo con loro sfruttando i diversi mezzi a disposizione ma con una accortezza: riprenderseli.

Portateli via da Facebook. Come se fossero pecorelle smarrite. Tanto poi ci ritorneranno.
Ricordate che quando “costruite” delle community su piattaforme altrui, i dati non sono di vostra proprietà. Se volete contattare singolarmente gli utenti non conoscerete i loro dati, le loro mail. Non e’ un dettaglio da poco. Anni fa si misurava l’importanza di un sito o di un portale sulla base del numero di utenti registrati che aveva. E ora? Ora questo dato vale molto di più: soprattutto perchè, per un perverso motivo, gli utenti danno più volentieri i loro dati a Google o a Twitter.

Rinconquistateli, strappateli ai social media. Ci ritorneranno ma… voi provateci :-)

Friday, 4 December 2009Le parole più cercate su Google

logo googleQueste le parole italiane più cercate nel 2009 sul motore di ricerca:

  1. Facebook;
  2. Youtube;
  3. Libero;
  4. Roma;
  5. Meteo;
  6. Giochi;
  7. Yahoo;
  8. Netlog;
  9. Msn;
  10. Wikipedia.

Molto più articolati gli argomenti di cronaca cercati nel 2009:

  1. Terremoto Abruzzo;
  2. Sanremo 2009;
  3. Grande fratello 9;
  4. Elezioni Sardegna 2009;
  5. Veronica Lario;
  6. Elezioni Europee 2009;
  7. Giuramento Obama;
  8. X factor 2009;
  9. Michael Jackson;
  10. Alberto Stasi.

Fonte: Tecnomagazine.it

Thursday, 3 December 2009Occhio alla Privacy

Quando si parla di privacy su internet c’è poco da scherzare.
Tempo fa un nostro shop si beccò una multa di alcune decine di migliaia di euro perchè non conservava/raccoglieva i dati dei clienti/utenti in modo corretto.
E non si pensi che facesse chissà quali porcherie: semplicemente non informava gli utenti, secondo norma di legge, comesarebbero stati memorizzati i dati e per quali fini.
Questo è da applicare anche nei semplici form di contatto.
Segnatevelo perchè è importante.

La tutela dei propri dati personali deve Continua la lettura di questo post »


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