Scritto da Riccardo Porta in Internet
Quest’anno va molto di moda parlare di online behavioural marketing.
Ovvero marketing comportamentale.
Ovvero: so su quali siti navighi e ti mostro una qualche pubblicità che potrebbe interessarti. Raccogliendo (ovviamente in forma anonima – o almeno così si dice…) indizi sul comportamento in rete, l’advertising mostrato dovrebbe essere più efficace perchè targettizzato proprio sull’utente. Ad un uomo che visita siti di sport, si potrebbe mostrare un abbonamento sky sport. O quantomeno evitare di mostrargli dei banner di creme anticellulite. E’ facile trovare già diverse concessionarie che propongono questo modello di investimento (behavioural advertising).
Offline questo ragionamento l’hanno fatto ancora più in grande e qualcosa sta venendo fuori: mai sentito parlare del “magicmirror“?
Con l’obiettivo di stimolare e coinvolgere emotivamente i consumatori, Fujitsu Services ha pensato di realizzare questa soluzione che raggiunge i consumatori nel punto vendita in modo personale, coerente con il contesto e con un forte impatto.
Magicmirror riconosce i capi di abbigliamento indossati o portati nei pressi dello specchio (grazie ad un sistema RFID), riproducendo un contenuto multimediale, fornendo informazioni sul brand, sul prodotto e sullo stile, interagendo con i suoi specifici interessi.
Ne percepite le potenzialità di cross selling? Ad un cliente gli si possono far vedere subito le varianti colore/modello di quanto sta provando oppure gli accessori del caso.
Praticamente è quello che online, su molti siti di commercio elettronico, tipicamente, chiamiamo come: “guarda/acquista anche gli articoli/accessori correlati”
Però decisamente molto, ma molto più avanti 
Wow.
Scritto da Riccardo Porta in E-commerce
Ieri pomeriggio una mia collega si è vista recapitare in ufficio un scatolone: “Che bello! Sono arrivate le pirofile che ho ordinato online!”
Ma la gioia è durata poco.
Già solo spostando lo scatolone si capiva che c’era qualcosa che non andava: un rumorino di fondo non faceva presagire nulla di buono. Scartando l’artigianale imballaggio (delle banali bollicine) tutte e due le pirofile erano frantumate. In alcuni casi proprio “sbriciolate”. Quasi che il corriere, invece che portarle dentro il furgone, le abbia agganciate con una corda al retro e le abbia portate in giro quasi fossero le lattine che si attaccano alle macchine in alcuni matrimoni. Uno sfacelo.
Qualche foto:


Morale?
La mia collega chiama il servizio assistenza del sito da dove ha acquistato i prodotti e viene prontamente “soccorsa”. Solo che le informazioni per il reso e il rimborso non proprio chiarissime e prima di arrivare al dunque bisogna armarsi di pazienza e una buona dose di tenacia.
Volendo dare la colpa a qualcuno (perchè in questi casi scatta in automatico) o, meglio, ricavarne qualche insegnamento, direi che:
- lo shop che ha spedito il pacco ha curato con troppa superficialità l’imballo. Evidentemente non adatto al trasporto di materiale così fragile;
- il corriere non ha portato al destinatario il pacco con la “diligenza del buon padre di famiglia”;
- la gestione del reso/rimborso è sempre una attività che produce stress e ansia per chi compra;
- la mia collega probabilmente non ripeterà l’acquisto da quel sito.
Le spedizioni quindi rimangono ancora un punto critico del nostro e-commerce.
Avendo la fortuna di confrontarmi con i mercati esteri, il nostro è l’unico che:
- si affida solo per il 14% alle Poste Italiane (fonte: Casaleggio Associati) e poi ricorre a corrieri privati;
Possibile? Possibile che il nostro servizio nazionale sia così scadente? Forse sì, ma, possibile che anche quelli privati non diano prova di eccellenza? Come mai non trovo mai uno shop italiano soddisfatto del suo vettore?