E’ dal 2000 che Zerogrey costruisce e gestisce negozi monomarca online per le aziende.
Parliamo di questa realtà con Guido Meak, che insieme a Giovanni Meda, ne è il co-fondatore.
Vogliamo capire meglio come si muovono le grandi aziende e se l’estero rappresenti o meno una opportunità di business.
Ciao Guido, come mai un’azienda dovrebbe rivolgersi a voi per la realizzazione di un sito o di un progetto di e-commerce?
Una azienda con un marchio o un prodotto/servizio che sia vendibile su Internet, raramente riesce a mettere insieme tutti i pezzi quali: piattaforma, server, registrazioni, gestione dei dati raccolti (privacy) , contratti, banca di appoggio per i pagamenti, frodi, logistica, resi, pricing e rapporti con la rete distributiva.
Non è così semplice ed immediato avviare un’attività online e noi aiutiamo le imprese a non rimandare questi progetti. Una sorta di outsourcing.
In quanto tempo, mediamente, riuscite a mettere in piedi un sito di commercio elettronico?
Direi tranquillamente in 4 o 5 settimane dopo un accurato briefing e de briefing.
Fondamentalmente l’azienda ci deve comunicare quali prodotti o servizi vuole vendere, a che prezzo e decidere su mercati operare.
Offriamo una esperienza multisettore, che spazia dalla gioielleria, al merchandising, al food e all’abbigliamento.
Avete tanti concorrenti in Italia?
Non direi. In America di aziende come la nostra ce ne sono davvero tante. Non in Italia.
I nostri principali concorrenti sono società di logistica che stanno cominciando ad offrire anche soluzioni di commercio elettronico ai propri clienti.
Lavorate insieme da anni dando visibilità ai vostri clienti e, da quelli che ci passate o che vedo in portafoglio( Maserati, Invicta, Barilla, Boggi, Zippo, Roces, Enervit, Air Dolomiti, Gas, Sabelt etc etc), intuisco che non vi rivolgiate proprio ad aziende piccole e mi viene il sospetto che i vostri servizi siano molto costosi… è così?
A noi piace lavorare con grandi operatori monomarca.
La remunerazione è data dalla somma di un budget di realizzazione e gestione del sito (poche migliaia di euro) e la comunicazione a supporto (variabile in funzione delle conversioni).
A seconda poi di come viene configurato il rapporto, l’azienda può partecipare in toto alla quota di gestione oppure no. In qualche modo quindi, possiamo arrivare a condividere il rischio con i nostri clienti.
Mi interessa molto la vostra esperienza internazionale e la capacità di portare all’estero le imprese. Come gestite la cosa?
Poche sono le aziende italiane che ritengono di avere tanto mercato da creare delle proprie strutture all’estero. Allora interveniamo noi.
Zerogrey a S.Francisco, ad esempio, ha creato una propria struttura per vendere online. E non è così banale perché ci si va a scontrare con un mercato con specifiche peculiarità, che utilizza anche altri strumenti come il google checkout, carte di credito diverse, e interfacce di pagamento in dollari e non in euro. In America il tasso di conversione si aggira intorno all’ 1,8-2% e per aumentarlo o riuscire a rimanere profittevoli, l’azienda italiana deve quindi poter godere di un customer service americano, azzerare le problematiche doganali (stoccando i prodotti) e di gestione del reso.
Ma un costituire un magazzino all’estero è oneroso…
Chiaramente bisogna valutare l’onere finanziario della cosa ma è un modo per ottimizzare il tasso di conversione.
E’ solo l’America il vostro mercato si sbocco principale?
No. Considera che Zerogrey è presente fisicamente non solo a Torino e S.Francisco, ma anche a Dublino e Barcellona.
Come vedi il mercato quest’anno?
C’è crisi in tutto il mondo. Noto però un’attenzione maggiore ai saldi, come se l’utente online fosse diventato molto simile a quello offline.
Provocazione: invece che investire, ad esempio con voi, perché ad un’azienda non potrebbe limitarsi semplicemente ad operare attraverso Ebay?
eBay ha un dna che dà molto potere al consumatore/compratore e meno all’azienda. I clienti poi sono decisamente diversi: quelle che comprano sui siti di aziende non sono gli stessi che comprano su eBay.