Wednesday, 28 May 2008Atti del Convegno Netcomm sul commercio elettronico
Sul sito del Consorzio Netcomm sono disponibili le presentazioni del convegno a cui Pangora è stata presente come exhibitor… buona lettura !
Sul sito del Consorzio Netcomm sono disponibili le presentazioni del convegno a cui Pangora è stata presente come exhibitor… buona lettura !
da Affari Italiani del 26 maggio
di Andrea Boscaro
Un acquisto online su tre, se non ci fosse stato il commercio elettronico, non sarebbe stato fatto offline. E’ l’ennesima conferma – misurata da Gfk Eurisko e giunta nell’ambito del convegno Netcomm che si è tenuto il 14 e 15 maggio a Milano – del valore aggiunto che l’e-commerce, con i suoi tratti di comodità e convenienza, reca al sistema economico nel suo complesso. Non stiamo pertanto assistendo ad effetti di sostituzione nei confronti della GDO o, peggio, dei piccoli esercenti (che sono penalizzati solo nel 14% dei casi), ma ad un potente strumento che stimola la domanda – pensiamo al successo dei club outlet come Born4shop e Buyvip che in buona misura fanno leva sull’acquisto di impulso – e che per l’offerta costituisce un canale complementare di distribuzione per dare un migliore servizio ai propri clienti, raggiungere nuovi mercati, reggere la concorrenza di attori italiani ed internazionali.
Cinque milioni di consumatori italiani si sono rivolti almeno una volta ad Internet per i propri acquisti con un’esperienza pienamente soddisfacente (il 90% si dichiara soddisfatto e solo il 4% si avvale del diritto di recesso) ma che rivela anche i tratti a cui gli esercenti devono porre mano per incrementarne, e significativamente, il numero:
1) secondo la ricerca dell’università Bocconi presentata allo stesso convegno, 16,4 milioni di utenti utilizzano il web, più in generale, per reperire informazioni su prodotti e servizi. Il divario fra chi si informa e chi poi acquista online circoscrive quindi il potenziale aumento di questo mercato;
2) sempre secondo l’università milanese, il 24% degli utenti abbandona la transazione durante il processo di acquisto, il 17% durante la registrazione ed un’ulteriore 16% si arresta al momento del pagamento: la sfida è pertanto sempre sul fronte della chiarezza e dell’efficienza dell’interfaccia editoriale;
3) i fattori di preferenza da parte dei consumatori per l’e-commerce sono la convenienza, la comodità ed il servizio mentre le aree critiche risultano essere la logistica, l’assortimento, il contatto telefonico e la sicurezza dei pagamenti. La ricerca dell’università Bocconi rileva in questo una differenza di percezione fra consumatori e venditori, differenza che va gestita nell’ambito di strategie di marketing più rispettose del cliente.
Se il 52% degli acquirenti non aveva preventivamente deciso di acquistare online ma si è poi fidato di ciò che ha trovato sul Web, anche indirizzato dai motori di ricerca e dai comparatori di prezzo, come Kelkoo e Buycentral, che risultano sempre più determinanti nella scelta finale, le aziende devono far fronte ad un comportamento rigido da parte dei consumatori che tendono acquistare online sempre e solo all’interno della stessa categoria merceologica e sullo stesso sito. Una rigidità che va evidentemente combattuta anche sul lato della comunicazione, del passaparola e della proposizione commerciale. Da domani, dopo questo convegno, l’e-commerce sarà senza dubbio un fenomeno più chiaro per chi dovrà interagire con esso tanto dal lato aziendale che istituzionale.
Di seguito il video dell’evento sull’e-commerce in Italia tenutosi a Milano a marzo in cui vengono presentate le linee di tendenza del settore a confronto con l’Europa. Fonte: Casaleggio Associati.
Il marketing d’acquisto è una nuova disciplina, piuttosto diffusa nei paesi anglosassoni, che sta finalmente prendendo piede anche in Italia nelle direzioni e negli uffici approvvigionamenti più evoluti.
Mi piace pensare che anche chi lavora nel mondo dell’e-commerce presti particolare attenzione a questa attività.
Solitamente siamo abituati ad associare la parola “marketing” al processo di vendita e a coloro che studiano scientificamente la maniera di vendere meglio proprio prodotto. Il marketing d’acquisto è, al contrario, la disciplina che permette di capire come comprare al meglio in termini di prezzi, tempi di consegna, fornitori da attivare, mercati geografici da considerare, qualità del prodotto/servizio e così via. (N.B. Il prezzo non è l’unica variabile da considerare); il primario obiettivo è insomma quello di comprare bene, al giusto prezzo e con la giusta qualità, sfruttando la competizione dei mercati, ricercando alternative, sfruttando le opportunità.
Il marketing d’acquisto nasce però anche da una considerazione puramente economica: genera saving importanti.
Da alcuni studi emerge che in media un’azienda spende annualmente in approvvigionamenti dal 50% al 70% del proprio fatturato e i risultati di fine anno dipendono pesantemente da come si sono spesi questi soldi in acquisti.
Il margine di una azienda potrebbe essere banalmente definito come la differenza tra quello che l’azienda guadagna con le vendite e quello che spende in acquisti e investimenti: il margine si può aumentare dunque aumentando le vendite ma anche generando dei saving, a parità di volumi e qualità, sugli acquisti.
Il marketing d’aquisto nasce dall’esigenza di mettere a disposizione degli approvvigionamenti in un’attività di “intelligence” ch dia ai procurement manager gli strumenti, le informazioni e le analisi per svolgere al meglio la propria attività.
E’ chiaro che tutto questo trova riscontro in aziende molto grandi e strutturate, difficili da riscontrare nel settore del commercio elettronico italiano: ciò non toglie che sarebbe cosa buona e giusta analizzare il proprio mercato di riferimento, sapere quali fornitori potrebbero essere in grado di assolvere all esigenze aziendali e provare a scoprire se altri paesi (Cina, India, etc) potrebbero fornire dei vantaggi competitivi rispetto al business perseguito.
Se, come me, in pausa pranzo mangi un panino con la mano sinistra mentre con la destra navighi muovendo il mouse, eccoti serviti due link per riflettere sulla complessità del business di Ebay:
1) http://www.itbazar.org/2008/05/08/il-piu-grande-sito-di-truffe-online/
Da una elaborazione delle Camera di Commercio di Milano su dati Istat risulta che siano 3422 le imprese dell’e-commerce attive in Italia nel 2007. Una crescita dello 36,6% rispetto al 2006 e del 429,7 % dal 2004.
Pangora, in Italia, conta al momento circa 250 clienti: probabilmente il dato della Camera di Commercio è un po’ sfalsato. O meglio, potrà anche essere veritiero, ma sicuramente non tutte quelle 3422 imprese stanno investendo in rete nel modo dovuto. Non basta attivare un “carrello” sul proprio sito per definirsi impresa e-commerce
Pangora vi aspetta al NETCOMM E-COMMERCE FORUM 2008
14/15 maggio 2008 – Milano
Fiera Milano City – Ingresso porta Gattamelata
Registrazione: 14 maggio, ore 9.00
Ore 9.30 – 13.00 / 14.30-17.30
Pangora, leader europeo nella product and price comparison, sarà presente con un proprio stand all’E-Commerce Forum, l’evento istituzionale di Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico italiano.
Oltre a proporre le migliori soluzioni di e-commerce per gestori di portali e negozi online grazie al suo vasto network, Pangora sarà presente con due interventi nel corso dell’evento:
14 maggio – ore 16,30 Terza sessione parallela Academy
L’attrazione del traffico, Andrea Boscaro – Country Manager Pangora Italia
15 maggio – ore 16,25 Prima Sessione Parallela Worshop
Dal comparatore al portale per le decisioni d’acquisto: come promuovere uno shop di successo,
Riccardo Porta – Sales Director Pangora Italia
Per registrarsi all’evento: http://www.consorzionetcomm.it/pg/
La BSA (Business Software Alliance) – organizzazione che combatte la pirateria informatica e che svolge un’intensa attività di informazione e sensibilizzazione rivolta agli utenti di computer sul tema del diritto d’autore, del software e della sicurezza informatica – dopo aver rilevato che nel 2006, la percentuale di software illegalmente copiato in Italia era del 51% (nel mondo è del 35%) , ha commissionato a IDC uno studio per valutarne l’impatto economico e i risultati emersi sono davvero molto interessanti.
Se si riuscisse a ridurre quel 51% portandolo, in 4 anni, al 41%, si avrebbero oltre seimila nuovi posti di lavoro, 763 milioni di euro di entrare per l’erario e oltre due miliardi in più di fatturato per l’industria It.
Questa previsione si basa sul datto che per ogni dollaro speso in pacchetti di software legali, normalmente vengono investiti 1,25 dollari in servizi per l’installazione, la formazione e la manutenzione. Un gran giro di indotto insomma.
Impressionante.
da Affari Italiani – 2 maggio 2008
Tra i dossier che il risultato del 13 e 14 aprile ha decisamente archiviato vi è sicuramente la riforma del sistema radio-televisivo con buona pace dell’opinione contraria dell’Unione Europea.
Il disegno di legge Gentiloni, se mirava ad aprire alla concorrenza il mercato televisivo, era stata anche emblematicamente applaudita al convegno IAB (Internet Advertising Bureau) dello scorso ottobre perché rappresentava un ulteriore passo nella giusta direzione di spezzare, insieme all’oligopolio Rai – Mediaset, anche il predominio che la TV in Italia ha finora avuto sugli altri mezzi sotto il profilo della raccolta pubblicitaria.
La televisione in Italia raccoglie infatti il 58% (1) degli investimenti laddove la media europea non raggiunge il 38% ed è in costante discesa (2). La struttura dell’offerta di pubblicità televisiva, con l’elevata soglia di budget richiesta alle aziende, impedisce alla piccola e media impresa di comunicare in modo efficiente la propria marca ed i propri prodotti e quindi di espandere il proprio business sul mercato domestico.
Questo ruolo di stimolo alla crescita del nostro frammentato panorama industriale e produttivo è oggi sempre più rivestito dal Web che, se rappresenta solo il 3% degli investimenti pubblicitari delle aziende italiane (1), continua però a vivere una straordinaria crescita, superiore al 30% anno su anno, ed ha consentito nel 2006 ad oltre 2 mila aziende di fare comunicazione. Si attendono i dati 2007 che senz’altro vedranno un’esplosione di questo parametro. Un terzo di queste 2 mila aziende, prevalentemente di media dimensione, ha visto nel Web il proprio canale di comunicazione esclusivo ed un profilo di investimento continuativo nel corso dell’anno: un modo di fare pubblicità completamente diverso da quello tradizionalmente usato dalla grande azienda in televisione.
Fare pubblicità, in modo efficace, consente di aumentare la propria quota di mercato e mette l’impresa alla prova nel definire correttamente il proprio posizionamento di marketing, i propri fattori critici di successo, i propri processi produttivi e distributivi. L’accesso alla comunicazione è pertanto un elemento di competitività chiave in un Paese come il nostro ed un contesto politico e legislativo che sostenga i mezzi che favoriscono tale accesso non può che lavorare nell’interesse generale del nostro sistema economico.
In questa direzione spingono anche l’inesorabile aumento nel consumo del Web, che su certe fasce di popolazione diventa predominante rispetto agli altri media, e l’avvento di forme di pubblicità online in grado di raggiungere anche il piccolissimo investitore (come i motori di ricerca). Probabilmente però questi due aspetti, per tenere il passo con l’evoluzione del mercato presso gli altri Partner comunitari, non sono sufficienti: occorre la volontà del legislatore.
(1) Nielsen Media Research, Febbraio 2008
(2) ZenithOptimedia, Marzo 2008