Thursday, 17 April 2008UGC: User Generated Content

Proprio ieri l’Interactive Advertising Bureau (IAB), ha pubblicato sul suo sito, un interessante report che aiuta e spiega meglio l’evoluzione del mondo digitale con dopo l’affermazione (ormai però non dovrebbe essere una novità) dello UGC.

Il report apre con una frase che vorrei sottolineare:

“In 2008, if you’re not on a social networking site, you’re not on the Internet. It’s as true for advertisers as its for consumers.”

La svolta, per cui ora sono gli utenti, in qualche modo, ad interagire per primi con le marche e il mondo delle aziende, non può passare inosservata: centri media, editori e responsabili di marketing devono sporcarsi le mani e comprendere al meglio il sottobosco che si è creato su Internet non pensando più di poterlo “controllare” ma – e qui sta la chiave di volta – imparando ad interagire al meglio con esso.

Cosa c’entra tutto questo con lo shopping e l’e-commerce? Chi vende online non può far finta di nulla. Deve essere consapevole che, da qualche parte, un utente insoddisfatto potrebbe scrivere, sul proprio blog o su quello di altri, in un forum o con un video, una recensione negativa della propria esperienza d’acquisto. La cosa potrebbe anche passare inosservata ma fate attenzione, perchè le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

La facilità con cui ora gli utenti possono dialogare tra di loro è impressionante: chi vende online deve avere sempre ben presente che il rapporto di fiducia e di serietà che sarà in grado di instaurare con il proprio cliente vale una miniera d’oro che che interagire al meglio, anche se costa fatica e risorse, porterà sicuramente i suoi frutti.

da Affari Italiani dell’8 aprile 2008

Chi raccoglierà il testimone dal Ministro della Funzione Pubblica Nicolais dovrà porre mano con risolutezza e lungimiranza ad un tema caldo del rapporto fra cittadinanza ed innovazione quale l’e-government e, più in generale, al ruolo della Pubblica Amministrazione nella diffusione e nell’intensificazione della cosiddetta “società dell’accesso”.

Secondo il recente rapporto Assinform è proprio il settore pubblico a costituire invece un freno alla crescita degli investimenti italiani in Information Technology con un calo della spesa nel 2007 pari allo 0,7% rispetto all’anno precedente. Le famiglie invece si sono confermate, nonostante il calo generalizzato dei consumi, entusiaste delle nuove tecnologie con un incremento del 10,5% mentre le imprese hanno continuato il loro percorso di ristrutturazione con un aumento degli investimenti pari al 1,9%.

Un’Italia a due velocità quindi, con una PA che, se certo ha saputo informatizzare in larga misura negli ultimi anni le proprie procedure interne ed esterne, non deve infatti rinunciare a proseguire nel suo ruolo di traino verso percorsi di innovazione tecnologica (e non solo) nella società e nell’economia. Così è stato fatto dal Ministro Gentiloni in tema di assegnazione delle frequenze Wi-max e di sostegno alla diffusione della banda larga grazie ad accordi come quelli con la Regione Lazio e la Regione Marche. In entrambi i casi, il protagonismo pubblico ha saputo nel contempo tenere insieme la libera concorrenza fra gli attori privati e la raccomandazione europea di porre gli enti locali al centro dei processi di innovazione.

Una maggior digitalizzazione nell’accesso alla PA da parte di cittadini ed imprese significa infine non solo più efficienza e più trasparenza nei loro delicati rapporti, ma anche ricadute positive nella familiarità con cui gli individui possono avvalersi di strumenti con i quali migliorare la loro comunicazione, avere accesso all’informazione ed infine vivere con più agevolezza la partecipazione alla vita democratica del Paese. Allo stesso tempo, tale ruolo induce esternalità positive nei confronti soprattutto della piccola e media impresa che ha proprio in un accesso più intenso e consapevole alle tecnologie digitali la possibilità di migliorare la propria produttività interna, la propria competitività, il rapporto con i fornitori, i clienti, il mercato.

La crescita della spesa in IT da parte di famiglie ed imprese conferma quanto il terreno sia fertile per chi, dal 14 aprile in poi, dovrà essere in grado di non abdicare ad un ruolo di innovazione del nostro sistema anche su questo importante fronte di competitività domestica ed internazionale.

Tra qualche giorno ricorreranno tre anni dacchè Pangora decise di spostarsi da Roma (sede di Buycentral, società che abbiamo acquisito nel 2005) a Milano.

In questi tre anni il business si è molto espanso e la localizzazione milanese ha sicuramente favorito i contatti con i portali, i centri media, la stampa. Nel contempo abbiamo però visto crescere tante aziende Internet romane (fra le quali Advance in cui lavorano molte persone che avevano creato Buycentral in Italia) e Roma stessa ha aumentato il suo PIL e migliorato l’ambiente in cui può operare un’impresa come la nostra. Qualche volta, per questo, ci siamo chiesti se la nostra scelta sia stata corretta.

Oggi festeggiamo l’Expo come l’occasione perchè anche Milano possa riprendere la spinta per essere ciò per cui è conosciuta nel mondo: un centro di eccellenza nel mondo della cultura, della qualità, degli affari. Un’occasione per mettere in circolo le energie di modernizzazione di questa città e farne sistema.

Il fatto che Milano sia il centro dell’online business e la sede dell’Agenzia Nazionale per l’Innovazione ci fa guardare con ancor più entusiasmo al futuro, un futuro in cui aziende come la nostra possano contribuire, con il loro impegno ed i loro risultati, alla crescita di una città e di un Paese.


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