Tuesday, 22 January 2008Punto critico: le poste italiane

poste tradizionaliLe spedizioni da parte degli shop e, in generale, l’evasione degli ordini o servizi sono indubbiamente un anello cruciale della catena dell’e-commerce.

Chi ordina online deve scontare il fatto che l’oggetto desiderato e pagato, non sia immediatamente nelle proprie mani (come invece avviene normalmente in un negozio fisico). Di conseguenza però, la ricezione di quanto ordinato dovrebbe avvenire in tempi ragionevoli.

Tutti i lettori concorderanno che aspettare più di 5 giorni è davvero “antipatico”, soprattutto perchè, più trascorrono le ore, maggiori saranno i dubbi che ci assaliranno: “Arriverà?”, oppure “Non è che mi hanno fregato?” e ancora “Vabbè però… se non ce l’avevano subito disponibile avrebbero potuto anche avvisarmi…”

All’inizio si pensa agli shop, poi ai corrieri.

E arriviamo al dunque: le poste. Il nostro sistema postale ha già indubbiamente migliorato i propri servizi ma non basta. Ce lo sottolinea oggi anche un nostro lettore, il buon Diego De Conca, art director di Wasabi: con questo articolo, portando nuovamente all’attenzione il nostro servizio nazionale di spedizione e recapito.

Quando mi capita di parlare con gli shop delle spedizioni chi più chi meno, hanno sempre dei problemi e, ad onor del vero, tanto con SDA che con altri corrieri.

Le poste, proprio di recente, hanno lanciato un servizio chiamato “Postecommerce” con il quale, tra l’altro, collaboriamo (dal punto della visibilità di web marketing attraverso i nostri comparatori); il management dà indubbi segnali di voler far decollare il mercato ma c’è ancora qualche ingranaggio che non gira per il verso giusto. Vogliamo trovare una soluzione? Gli altri paesi sono nella nostra stessa situazione oppure no? E se no, cos’hanno di meglio rispetto alla infrastrutture di cui disponiamo?

Per iniziare la settimana segnalo il link alla nostra ultima newsletter.

Per iscriversi è possibile farlo mandando una mail a italia@pangora.com

Buona lettura!

In un contesto senza troppo smalto, Deloitte ha pubblicato i risultati della sua Christmas Survey 2007 sottolineando l’impatto che il commercio elettronico sta avendo non solo sul fronte distributivo, ma sul più ampio e complesso ambito dell’info-commerce.

“E’ noto che il consumatore”, rileva Dario Righetti – Partner di Deloitte in Italia e Responsabile per il Consumer Business – “grazie ad Internet è oggi sempre più informato ed esigente, avendo a disposizione una varietà elevata di prodotti, marchi, prezzi e modalità di acquisto.
Ciò comporta il cambiamento della demografia dei consumi che presenta sempre più abitudini e gusti orientati ai concetti quali salute, salvaguardia dell’ambiente, rispetto per l’essere umano. Sulla base di questa spinta distributori e produttori di beni di largo consumo dovranno necessariamente rispondere a queste nuove modalità produttive e distributive”.

Thursday, 3 January 2008Tracciare le conversioni

Sicuramente abbiamo già affrontato questo argomento ma non fa di certo male tornarci sopra nuovamente.

Parliamo di tracking delle conversioni: gli shop che ci passono i database prodotti devono necessariamente trovare il modo di tracciare autonomamente le conversioni che il nostro network può generare. Questo soprattutto per evitare i soliti spiacevoli malintesi.

Di questa mattina la richiesta di un nostro shop di sospendere la loro presenza perchè: ” in base alle nostre statistiche di marketing, non c’è un ROI adeguato per giustificare tale campagna “.
Porca la miseria, mi dico, mi dispiace.

Vado però per scrupolo a controllare e noto che ci passano un file txt (nominato kelkoo.txt – che mi fa pensare ovviamente che sia lo stesso utilizzato anche da un altro nostro concorrente) e che all’interno dello stesso, tutti i link alla schede prodotto sono generici, senza una variabile che identifichi la provenienza “pangora”.

Quindi… come fa lo shop a dire che non abbiamo un ROI adeguato? Oltretutto, utilizzando noi, di sistema, una pagina con doppio redirect al click dell’utente su un prodotto, lo shop non vedrà mai nemmeno il nostro referrer. Quindi, non solo non conteggerà correttamente nemmeno gli accessi ma tantomeno comprenderà da chi arrivino le vendite.

Quando parlo di “tracciamento” intendo qualcosa all’interno dei link del tipo: www.nomesito.it/philips/prodotto123.php?pangora
Un link strutturato in questo modo e un software di analisi in grado di rilevarlo (chiaramente deve essere dello shop, non lo forniamo noi) aiuteranno il web marketer ad interpretare meglio i dati e a prendere le dovute azioni (che non sempre vuol dire sospendere un rapporto, talvolta, ad esempio, è utile passare un database con i soli prodotti che convertono meglio).

Pangora, qualora sia necessario, può aggiungere automaticamente a tutti i link di prodotto una variabile come quella dell’esempio sopra riportato ma se poi il traffico non viene propriamente letto è tutto tempo sprecato.

Quando faccio notare agli shop che non hanno un tracciamento, solitamente le risposte sono di quattro tipi:

  • “non mi intendo di dettagli tecnici relativi al tracking” (attenzione: un “responsabile marketing”, invece, dovrebbe eccome!)
  • “uso google analytics, non va bene?” (risposta: va anche bene ma non traccia le conversioni se gestito a livello base)
  • “non abbiamo un sistema di statistiche, guardiamo le vendite a fine mese” (risposta sommaria soprattutto qualora si comperi traffico e visibilità da più parti)

Che lo shopping online sia con voi.


© 2007 Pangora Blog