Nel 2007 l’e-commerce italiano supererà i 5 miliardi di euro con una crescita del 30% rispetto al
20061. Per quanto confortanti, questi numeri ci vedono ancora lontani da gli altri Parse europei; i settori trainanti sono sempre il turismo,l’informatica e l’elettronica.

L’e-commerce italiano ha difficoltà ha raggiungere i livelli degli altri Paesi europei a causa di due reticenze tipiche della nostra cultura:

  • dal lato dell’offerta le aziende italiane investono ancora poco nel canale on-line temendo di cannibalizzare le reti tradizionali. La grande distribuzione è un terreno ancora vergine; la vendita dei prodotti fisici on line rappresenta, infatti, solo il 5% di tutto il paniere dell’e-commerce italiano contro il 50% di quello estero2;
  • dal lato della domanda, invece, il definitivo decollo dell’e-commerce, che ci equiparerebbe ai livelli degli standard europei, è impedito dalla mancanza di fiducia di acquistare su internet. Nonostante le frodi on line nel 2007 siano scese ai livelli minimali dello 0,2%3, gli italiani continuano a mostrare poca fiducia nei sistemi di pagamento on line.
    Il più grande timore è quello di vedersi duplicata la propria carta di credito, timore del tutto infondato visto che la maggior parte dei siti di e-commerce , in merito alla sicurezza, adottano regole più ferree rispetto agli stessi standar imposti dalla Legge e soprattutto considerato che la maggior parte delle frodi avvengono off-line.
    La causa di questa distorta concezione degli italiani può essere attribuita alla mancanza di informazione e alla facilità con la quale costantemente i mezzi di informazione di massa associano l’on line alla frode e all’insicurezza. Da tempo sta lavorando in questa direzione il Netcomm ( Consorzio del Commercio Elettronico Italiano) che a breve realizzerà la Carta dei diritti degli shopper italiani per mettere luce in un mercato in cui ci sono tanti angoli bui per gli utenti.

Quando in Italia la tendenza ad acquistare on line prenderà piede diventando dinamica abituale dei nostri comportamenti d’acquisto, allora si che l’e-commerce italiano potrà sfruttare a pieno l’inventiva e l’originalità che da sempre lo contraddistinguono.

1 NETCOMM e SCHOOL OF MENAGEMENT DEL POLITECNICO DI MILANO; www.mirandola.net
2 NETCOMM; AdV, Strategie di comunicazione 2007
3 NETCOMM; www.mirandola.net

Tuesday, 25 September 2007L’Italia non va in rete

network readliness indexCopio di sana piana un articolo che ho letto su Focus, cercando anche di ricostruire la tabella pubblicata su quella rivista.

I Paesi all’avanguardia nell’uso di Internet per favorire la crescita economica sono quelli scandinavi (Danimarca, Svezia e Finlandia, ma anche Norvegia e Islanda), seguiti da Svizzera e Stati uniti.

All’ultimo posto, tra i 122 Paesi della speciale classifica mondiale stilata ogni anno dla World economic forum, c’è invece il Ciad (Africa centrale).
L’Italia è al 38° posto e ha guadagnato, rispetto a un anno fa, 4 posizioni; ma è sempre l’ultima tra i Paesi del gruppo G7.
Nello stesso tempo, hanno clamorosamente perso posizioni gli Stati Uniti, scesi dal 1° al 7 ° posto.

La classifica (nota come Network Readliness Index) ordina i Paesi in base a 67 variabili tra cui la disponibilità e l’uso di infrastrutture tecnologiche e l’adeguatezza della regolamentazione.

Speriamo che il nostro governo prenda le sue contromisure, annunciando seri investimenti per far recuperare terreno al nostro stivale che ha tutta la volontà, le energie e le capacità per primeggiare.

*** In bianco è indicata la posizione nella classifica di 122 Paesi, tra parentesi la differenza rispetto al 2005/2006.

totale clickCon piacere Pangora rilascia a tutti i suoi clienti, in versione Beta, un pannello di controllo più aggiornato.

Fino a ieri comunicavamo allo shop, sempre attraverso una interfaccia personalizzata protetta da username e password, il solo totale dei click generati dal nostro network. Un dato utile ma che poteva essere ulteriormente raffinato.

Ed infatti ora è possibile anche conoscere le top 100 offer più cliccate del proprio database. Una informazione che può essere utile per capire gli interessi degli utenti di un certo periodo e attivare eventuali azioni di web marketing.

Rimangono ovviamente anche le informazioni di traffico totale suddivise per portale. I più attenti si saranno accorti anche che la grafica di www.pangora.com è cambiata: a breve un comunicato ufficiale.

Monday, 10 September 2007V-Day … ma allora il Web esiste !

Come tutti, anch’io sabato ho assistito alle notevoli code per il V-Day di Beppe Grillo. Tralascio gli aspetti politici – non oggetto di questo blog – e mi concentro su una riflessione fatta anche da Michele Serra sulla Repubblica di ieri.

I 300 mila che si sono messi in coda, certo sospinti dalla ventata di antipolitica di questi giorni e dal carisma del comico-plemista, sono il risultato di un fenomeno di comunicazione puramente online. Se “il popolo dei blog” non è riducibile al network di Grillo, è pur vero che in un giorno pieno di altri eventi mediatici (i funerali di Luciano Pavarotti, il rugby), con la sola Internet questa iniziativa è riuscita a bucare anche la coltre di pressapochismo o ostruzionismo che gli altri media spesso riservano al Web il quale ha battuto un palpabile e sonoro colpo per affermare il suo ormai irrefrenabile impatto sulla realtà “vera”.

Un segnale importante (evidentemente non l’unico) che è venuto da quelle code.

Monday, 3 September 2007E-commerce no-logo ?

Salvo poche eccezioni costituite da realtà multinazionali o di grandi aziende, la realizzazione di campagne di comunicazione sul Web da parte di negozi online ha avuto finora una concretizzazione estremamente limitata.
Inseriti in un mercato ancora giovane, gli shop hanno preferito dedicare tutta la loro attenzione – spesso già limitata – alle iniziative a pay per performance.

E’ il tipico effetto del nanismo da cui è affetto il mercato e-commerce italiano: in assenza dei grandi retailer offline dal lato dell’offerta, sono prevalentemente aziende medie e piccole a sostenere la domanda, aziende che per mancanza di risorse non riescono ad alimentare la propria crescita, anche in termini di notorietà del marchio e di raggiungimento di nuove fasce di utenza, inibendosi così l’ampliamento stesso dei volumi di vendita e l’accesso a maggiori marginalità operativa

E’ un circolo vizioso da cui non guadagna nessuno: né le aziende protagoniste del settore, né i consumatori, né il mercato Internet nel suo complesso. E’ ahimè un limite della struttura industriale del Paese nella sua interezza.

L’e-commerce però continua a crescere: è importante pertanto tenere presente che branding ed acquisition, lungi dall’essere alternativi, si rafforzano l’un l’altro per conseguire una piena attenzionalità da parte del consumatore ed una più rapida ed incisiva preferenza nelle sue decisioni d’acquisto.


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